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Comunicati stampa

 
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Comunicati stampa
05
dic
2018
#IGiornidellaMetalmeccanica - Il Gruppo Metalmeccanico ha presentato alla stampa i dati del settore e la petizione #PiùAlternanzaPiùFormazione
 
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Il Gruppo Metalmeccanico di Unindustria Reggio Emilia - che rappresenta 410 aziende per un totale di 26.500 addetti – partecipa all’iniziativa nazionale di Federmeccanica “I giorni della metalmeccanica”, giunta alla sua terza edizione. Ogni tre mesi vengono illustrati i dati a livello territoriale e nazionale, oltre al quadro congiunturale di settore (consuntivi terzo trimestre e previsioni quarto trimestre 2018) e presentate le istanze del settore.

Quadro congiunturale settore metalmeccanico
Livello nazionale
Dopo il rallentamento dell’industria metalmeccanica manifestatosi negli ultimi mesi, viene confermata una tendenza di crescita molto marginale che si traduce in una sostanziale stagnazione.
Anche le previsioni sulla produzione industriale sono, per la maggior parte delle imprese, negative, per la prima volta dopo molto trimestri.
Tutto questo è dovuto ad una serie di concause, dall’economia mondiale che attraversa una fase di contrazione alle vicende geopolitiche che generano instabilità e incertezza.
Nel nostro Paese incide anche l’evoluzione della situazione politica interna che sta determinando rischi per l’innalzamento dei tassi di interesse e per un limitato sostegno alla crescita.
Il quadro dell’industria metalmeccanica e meccatronica nel nostro Paese è molto variegato: a fronte di settori (e territori) che crescono ad un ritmo maggiore, ci sono settori (e territori) che tengono una velocità ridotta.

Livello locale
Il terzo trimestre dell’anno si mostra debole per l’industria metalmeccanica reggiana. L’indagine congiunturale di Unindustria Reggio Emilia registra infatti una contrazione della produzione industriale del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, che aveva registrato un forte tasso di crescita. Il dato interrompe un percorso di crescita che durava ininterrottamente da sette trimestri consecutivi.
La battuta d’arresto della produzione è confermata dagli altri indicatori: fatturato 0,1%, ordinativi -6,8% con un calo del 6,3% sul fronte estero. Nella media invece i livelli occupazionali che mostrano un aumento del 3,3% rispetto all’analogo periodo del 2017.
Le aspettative delle imprese metalmeccaniche sul quarto trimestre sono in peggioramento.

Peso della Metalmeccanica
Livello nazionale
Nel Paese ci sono più di 100 mila imprese metalmeccaniche che occupano più di 1.600.000 lavoratori. Il nostro settore è il più importante in Italia e si colloca in Europa in seconda posizione alle spalle della sola Germania.
L’industria metalmeccanica con circa 120 miliardi di valore aggiunto contribuisce per l’8% alla formazione della ricchezza nazionale misurata con il PIL.
Con circa 216 miliardi di euro rappresenta circa il 50% delle esportazioni complessive del paese, generando un attivo dell’interscambio pari ad oltre 50 miliardi di euro.
La nostra vocazione all’export deve vederci impegnati nel sostenere lo sviluppo della dimensione internazionale delle imprese.
Anche nei territori la metalmeccanica è di gran lunga il comparto di maggiore dimensione e rilevanza.

Livello locale
A Reggio Emilia le aziende metalmeccaniche occupano il 57% della forza lavoro dell’industria manifatturiera e contribuiscono al 61% dell’intero export provinciale.
Nel periodo gennaio-giugno 2018 le esportazioni del settore sono cresciute dell’8,8% rispetto al primo semestre 2017. Tra i settori più importanti per valore assoluto delle esportazioni, risultano in crescita i macchinari (2.146 milioni con un incremento dell’8,2%), i prodotti in metallo (659 milioni, +12,1, i mezzi di trasporto (155 milioni, +17,1%), gli apparecchi elettronici (132 milioni, +10,8%).
Negli ultimi mesi, infatti, i giudizi degli imprenditori sono peggiorati per effetto della situazione di incertezza che porta a rallentare le decisioni di investimento e per la debolezza della domanda mondiale.

Sostenere la Metalmeccanica
Preservare la metalmeccanica e stimolare la sua crescita deve essere quindi la priorità per la politica nazionale e locale, nell’interesse generale.
Le istituzioni nazionali e locali sono chiamate a sostenere chi può dare forza al Paese: le Imprese.
A partire dalla Metalmeccanica. Bisogna puntare di “Più” sulla Metalmeccanica, vero motore del Paese, spina dorsale della nostra economia. Il nostro tessuto industriale è per la stragrande maggioranza composto da piccole imprese che svolgono un ruolo chiave nelle filiere del valore.
La competitività del Paese passa anche attraverso azioni coordinate a livello Europeo, nazionale e locale.
Nel nostro Paese le politiche industriali devono contemplare sinergie tra centro e periferia e anche la convergenza di politiche economiche, dell’istruzione e del lavoro.
Quindi le istituzioni nazionali e locali devono operare in maniera coordinata per:
- sostenere gli investimenti privati produttivi, in tecnologia e innovazione e gli investimenti pubblici (infrastrutture);
- creare sistemi educativi che consentano di rispondere ai fabbisogni delle imprese di oggi e di domani;
- abbattere la burocrazia che secondo il World Economic Forum è al primo posto tra i fattori problematici per fare Impresa in Italia;
- avere un mercato del lavoro flessibile (in entrata e in uscita) per consentire alle aziende di adattarsi ai cambiamenti e inclusivo (che rafforzi le tutele sociali con le politiche attive) con anche una sostanziale riduzione del costo del lavoro.

Normativa sulla flessibilità del lavoro (Decreto Dignità)
La flessibilità per l’industria metalmeccanica non è precarietà: Il 96% dei lavoratori del settore sono a tempo indeterminato. Fino ad oggi i contratti a tempo determinato sono stati anche un’occasione per instaurare rapporti di lavoro stabile, infatti il 40% dei lavoratori assunti a tempo indeterminato nelle nostre aziende sono trasformazione di contratti flessibili. Dall’ultima indagine a livello nazionale emerge che, per effetto delle recenti norme (Decreto Dignità), che hanno introdotto rigidità nel mercato del lavoro, il 30% delle imprese del settore cesserà i rapporti di lavoro a termine alla loro scadenza, percentuale che sale al 36% per le imprese metalmeccaniche reggiane, proprio a causa del deterioramento del quadro macroeconomico.
Inoltre si rileva la difficoltà a prorogare o rinnovare i contratti a termine in scadenza. Il 65% delle aziende che non prorogheranno o non rinnoveranno i contratti, ne imputano le cause alle limitazioni imposte dal Decreto Dignità. Non si crea lavoro con le norme, imponendo dall’alto soluzioni che invece devono nascere dal mercato. Per creare occupazione stabile, serve una crescita stabile che va stimolata con adeguate politiche industriali. Per avere più occupazione bisogna puntare di più sulle imprese. Questa è l’unica equazione possibile. E’ necessario rendere le imprese competitive e creare i profili professionali corrispondenti ai bisogni delle aziende.

Alternanza e formazione
Come risulta dall’indagine di Federmeccanica il 48% delle aziende metalmeccaniche hanno difficoltà a reperire personale. Il 42% delle imprese non trova i profili con competenze altamente tecnologiche avanzate e digitali. Mentre il 45% delle nostre aziende fatica a reperire persone con competenze tecniche di base tradizionali.
A livello locale il 49% delle imprese fatica a trovare il personale in possesso di competenze tecniche, principalmente a causa del ridotto numero di candidati.
Davanti queste difficoltà gli imprenditori in molti casi sono costretti ad orientarsi su profili non totalmente in linea con i fabbisogni aziendali. Tutto ciò evidenzia ancora una volta un marcato scollamento tra la domanda e l’offerta di lavoro. Le aziende devono quindi accollarsi (con relativi oneri economici e organizzativi) interventi formativi straordinari per colmare il gap di conoscenze che non dovrebbe esserci. L’istruzione, in particolare l’alternanza scuola lavoro, e la formazione hanno un fondamentale valore strategico. Per questo Unindustria chiede la conferma per gli istituti tecnici e professionali delle 400 ore di alternanza scuola lavoro e delle risorse per le Scuole. Ed è altrettanto importante che non venga cancellato il credito di imposta per la Formazione 4.0, visto che, come risulta dalla nostra indagine, sono proprio le competenze digitali quelle che più non si trovano sul mercato (42%) e quelle che più mancano al personale assunto (48%).
Queste misure devono essere potenziate e migliorate, non cancellate o ridotte. Non si possono “tagliare (le ore e le risorse per l’alternanza) e togliere (il credito di imposta per la formazione funzionale a Industry 4.0)”.

Petizione Più Alternanza. Più Formazione.
Federmeccanica ha quindi lanciato da qualche giorno la petizione (sulla piattaforma online change.org) denominata “Più alternanza. Più formazione.”. L’iniziativa ha già raggiunto circa 20.000 adesioni.
Riguarda un tema di interesse generale: la mancanza di competenze utili all’industria non è solo un problema per le imprese, lo è anche per i giovani, per i lavoratori e per il Paese. La crescita del Paese infatti parte dalla quella delle persone. E’ giusto quindi che tutti i soggetti interessati diano un contributo perché si eviti di tornare indietro e si vada avanti. La petizione è uno strumento utile anche perché consente di abbattere muri e creare collegamenti positivi e propostivi con la società civile: una sfida - quella di Federmeccanica - sul terreno della comunicazione e, allo stesso tempo, un segnale positivo e costruttivo di dialogo con la politica e con la realtà sociale che Unindustria Reggio Emilia ritiene sia opportuno cogliere.

 
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