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Notizie dalle imprese
19
dic
2014
Gep Informatica sostiene il Caritas Baby Hospital di Betlemme.
 
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Anche quest’anno Gep Informatica ha scelto di donare la somma destinata ai regali di Natale per i clienti, all’unico ospedale pediatrico dell’intera Cisgiordania, il Caritas Baby Hospital, che si trova proprio sulla strada che porta da Gerusalemme alla Chiesa della Natività di Betlemme, ad appena 200 metri di distanza dal checkpoint israeliano, sul lato palestinese. Vive unicamente con le donazioni private fin dalla sua fondazione ed è una struttura irrinunciabile per tanti bambini vittime delle conseguenze del conflitto israelo-palestinese.

L'ospedale è stato fondato nel 1952 da un sacerdote svizzero che proprio la notte di Natale recandosi alla messa nella Basilica della Natività di Betlemme , vide, nei pressi di un campo profughi palestinese, un padre disperato che stava seppellendo il proprio figlio, morto di freddo e di fame.

Dal 1952 ogni giorno le porte del Caritas Baby Hospital sono aperte– senza interruzione – a tutti i bambini di tutte le etnie e religioni e assicura un’assistenza medica di base e assistenza sociale alle famiglie. Nell’ambulatorio dell’ospedale vengono curati circa 35.000 bambini l’anno. Gli 85 letti dei reparti vengono usati ogni anno da 4.000 bambini. L’ospedale è gestito da 6 suore francescane elisabettine, 5 italiane e una ecuadoriana. I medici sono prevalentemente svizzeri e tedeschi, le infermiere sono locali, sia musulmane che cristiane. I bambini in cura, invece, sono in maggioranza musulmani (l'80%).

Fino al 2004 la convivenza tra israeliani e palestinesi era possibile, poi qualcosa è cambiato. A poche centinaia di metri da dove si trova il Caritas Baby Hospital è stato eretto il muro di separazione che taglia in due Betlemme, dividendo palestinesi e israeliani separando la struttura da Gerusalemme. Questo è un grande problema: il Caritas Baby Hospital non ha reparti di chirurgia che invece sono a Gerusalemme a soli 7 minuti di ambulanza di distanza. Purtroppo per portare un bambino palestinese a farsi curare al di là del muro servono permessi e, una volta raggiunto il check point, è necessario trasbordarlo su un'ambulanza israeliana. Così si accumulano ritardi di ore se non di giorni che possono costare la vita dei bambini.

Alcuni di noi hanno conosciuto Suor Donatella Lessio, che opera dal 2004 al Caritas Baby Hospital, come aiuto-responsabile del servizio infermieristico e come responsabile della formazione continua del personale. Come rimanere indifferenti ascoltando la sua testimonianza di amore e di speranza, nonostante tante difficoltà e tanta sofferenza. Queste le sue parole ‘Voglio far conoscere la realtà del Caritas Baby Hospital non per creare compassione, ma per far sapere che ci sono persone che credono nella pace, nella speranza, persone che credono che sia possibile cambiare le sorti di questa storia’.

 
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