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Pubblicazioni
13
dic
2017
Reggio Emilia produce. Il contributo delle imprese alla comunità
 

Reggio Emilia e le province vicine, sono l’icona di un’Italia che in questi anni non solo ha resistito, ma che è destinata a guidare la ripresa delle altre “Italie” ancora in affanno.
Come imprenditori siamo orgogliosi di questo risultato per il raggiungimento del quale abbiamo dato un contribuito significativo. L’industria che si snoda lungo la via Emilia è un sistema originale che si presenta come una “complessità organizzata in rete”. A partire dagli anni Cinquanta, infatti, decine di migliaia di imprenditori hanno inconsapevolmente contribuito a riprodurre un modello organizzativo simile a quello degli ecosistemi fondati sull’auto-organizzazione. Mi riferisco a una moltitudine di soggetti che insieme investono per creare, rafforzare ed estendere il reciproco legame.
Le pagine che seguono, realizzate dagli Uffici di Unindustria in collaborazione con il dr. Giancarlo Attolini dello studio associato Attolini, Spaggiari, Zuliani, si propongono non solo di far emergere questo grande impegno corale, ma anche – cosa rara in un paese tanto attratto dalle parole, quanto disattento verso i numeri – di quantificarne il valore economico e finanziario, così come il gettito fiscale e tributario che esso è in grado di produrre.
I risultati sono impressionanti e confermano l’insostituibile ruolo economico e sociale della “fabbrica”.
L’indagine, introdotta da un’interessante analisi del prof. Franco Mosconi dell’Università di Parma, evidenzia in maniera chiarissima che esiste un’Italia capace di camminare sulle proprie gambe, di contare sulle proprie forze e di dare prima ancora di ricevere. Un’Italia composta da centinaia di migliaia di imprenditori e da milioni di loro collaboratori che, giorno dopo giorno, sceglie di opporsi a un declino da tanti ritenuto inevitabile.
Osservando i dati che emergono da questa ricerca si può affermare che l’imprenditoria reggiana, le sue imprese e i loro collaboratori hanno saputo reagire. Sono usciti dalle loro aziende per portare nel mondo i loro prodotti, sono stati ancora più attenti ai loro clienti, ai loro fornitori e alla loro comunità, hanno rinnovato le loro fabbriche e salvaguardato il lavoro.
Un insieme di azioni vitali che concorrono a determinare quel “capitale sociale” su cui si fonda il progresso economico, sociale e civile di un territorio, così come di una nazione. L’azienda di ogni dimensione si conferma dunque non solo come il luogo dove si crea e si distribuisce ricchezza, ma anche come un laboratorio di crescita civile e culturale, di integrazione e di mobilità sociale.
Ecco perché possiamo affermare orgogliosamente che l’impresa è oggi più che mai un’insostituibile infrastruttura sociale.

Mauro Severi
Presidente Unindustria Reggio Emilia

 
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